
Cosa faccio
Oltre le formazioni
Accanto ai percorsi formativi, porto avanti attività che mettono in relazione ricerca, pratica educativa e costruzione di reti professionali.
Eventi e divulgazione
Organizzo e partecipo a incontri pubblici, convegni e seminari che aprono spazi di riflessione e confronto tra professionisti, famiglie e comunità.
Tra questi, i convegni della Forest School Association del 2022 e 2026 e il convegno “Educazione attiva all’aperto: quale futuro?” organizzato dall’Università di Bologna nel 2026.
Svolgo attività di scrittura e divulgazione attraverso articoli e materiali per la formazione.
Una selezione di webinar e articoli è disponibile nella sezione Risorse.
Consulenze e progetti
Percorsi di accompagnamento, progettazione partecipata e collaborazioni su iniziative territoriali e internazionali — come il progetto Erasmus+ Outdoor4MI, che ha esplorato il rapporto tra educazione all’aperto e inclusione in riferimento alla disabilità.
Reti e connessioni
Partecipo e contribuisco a reti educative nazionali e internazionali che mettono in dialogo pratiche, ricerca e sperimentazione nell’educazione all’aperto.
Questo lavoro include la co-fondazione di NEA Rete – Neurodiversità ed Educazione all’Aperto, che promuove il benessere e la partecipazione di persone neurodivergenti e disabili nei contesti outdoor.
Libro: Scuole del bosco e autismo

Questo libro, scritto con Michael James, nasce con due intenzioni.
La prima è contribuire alla crescita dell’educazione all’aperto in Italia, portando attenzione a un tema ancora poco esplorato: l’inclusione in outdoor.
La seconda riguarda la traduzione operativa di due cornici teoriche: il modello sociale della disabilità e il paradigma della neurodiversità. Mettere al lavoro queste prospettive significa partire dall’idea che la disabilità non sia una proprietà della persona, ma l’esito della relazione tra persona e ambiente. Questo sposta il punto dell’intervento educativo: comprendere il vissuto della persona e assumerlo come punto di partenza per trasformare l’ambiente.
Nel libro questa prospettiva incontra l’esperienza delle persone autistiche in outdoor, ma lo sguardo proposto si estende oltre, fino a interrogare le condizioni che rendono i contesti educativi e sociali capaci di accogliere la diversità.
Il confronto con Michael è un esempio della stessa operazione di traduzione: il lavoro britannico sull’inclusione nell’educazione all’aperto è più avanzato di quello italiano, e portarlo qui richiede adattamento e rielaborazione. Riconoscere che ogni contesto segue un proprio percorso è uno dei gesti che il libro invita a compiere.
Il volume si rivolge a chi educa all’aperto e cerca strumenti concreti, e a chi desidera interrogare il proprio sguardo sulla neurodiversità nei propri contesti di vita, studio e lavoro.
